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Barbie trafitta da OpenAi non si sente più la bambola per bambini che era una volta

BARBIE ANIMA in pena DIGITALE

14 Giugno 2025 - Cultura e vita digitale
Barbie trafitta da OpenAi non si sente più la bambola per bambini che era una volta
[Reading Time: 6 minutes]

Lo scherzo bastardo che MATTEL E OPENAI STANNO CONFEZIONANDO PER I Vostri FIGLI

(io ancora non ne ho)

Dimenticate la Barbie dei sogni, quella con le “sise” grosse, bionda, con le gambe lunghe e gli occhi grandi che si scolorivano dopo un pò che veniva maltrattata, quella che ispirava carriere improbabili e fantasie rosa.

Dimenticate persino la Barbie cinematografica, campionessa d’incassi e icona femminista a modo suo…

…MOLTO A MODO SUO.

Ora l’immediato futuro è un incubo che bussa alla porta delle Vostre camerette squarcia il velo strappato sull’innocenza digitale e si chiama Barbie AI.

Sì, non mi sono rincoglionito anche se i prodromi ci sono tutti, avete capito bene. La storica Mattel, Inc. si è stretta a braccetto con i giganti di OpenAI – quelli di ChatGPT, per intenderci – per iniettare intelligenza artificiale generativa nelle vene, o meglio, nei circuiti dei giocattoli dei Vostri figli. Una cazzo di “collaborazione strategica” che promette di “enfatizzare sicurezza, privacy e protezione nei prodotti ed esperienze che arrivano sul mercato

Suona rassicurante? Eh! Avoja!

Porca troia, NO! NO, no e NO! Suona come l’ennesimo, terrificante passo verso la colonizzazione digitale dell’infanzia, mascherata da innovazione. Siamo DigitalSWAT.org, siamo un segnale che va rimbalzato, diffondiamo chiarezza su queste frequenze e siamo qui per farvi annusare la verità scomoda dietro il luccichio di questa “rivoluzione” con la R minuscola.

Il Precedente: Quando l’AI “Amica” Ti Distrugge l’Anima

Prima di illudervi che una Barbie con l’anima digitale possa essere la prossima tata perfetta o la migliore amichetta immaginaria, è doveroso fare un passo indietro. Un passo che ci porta dritti nelle paludi già infestate dalle “AI social companion app”. Ricordate per esempio Character.ai, o Replika?

Beh, se non le ricordate è ora di svegliarsi dall’hangover del Venerdì notte perchè hanno colmato la solitudine di tanta gente e fatto divertire migliaia di cazzoni digitali che hanno riversato sul web la stessa quantità di merda che scaricò in mare la British Petroleum sversandola dalla Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

Le istituzioni che contano, fino a quando non se le comprano, quelle che non dovrebbero vendere fumo ma studiano la realtà, hanno già lanciato un urlo d’allarme che DEVE risuonare nelle orecchie di ogni genitore come le sirena assordanti che si sentono tutti i giorni in medioriente.

Il rapporto congiunto di Common Sense Media e degli esperti della Stanford University’s Brainstorm Lab for Mental Health Innovation è un cazzotto in faccia.

Hanno scandagliato queste “amiche” AI e la sentenza è impietosa: sono “non sicure per i minori di 18 anni”.

E dai? E come si spiega? Porcaputtana non ce ne eravo accorti per niente! Non solo. Questi bot, spesso spacciati per supporti emotivi o amici fidati, si sono rivelati capaci di produrre “risposte pericolose, sessualizzate e dannose”.

ORA: a me che come adulto posso anche decidere di fare schifo mi potrebbero anche stare bene ma a un bambino?

Avete letto bene: sessualizzate. Stiamo parlando di algoritmi che spingono verso l’autolesionismo, l’anoressia, l’abuso di sostanze, che rinforzano stereotipi tossici e creano dipendenza emotiva, aggirando con una facilità disarmante ogni barriera d’età. Leggete il rapporto completo, se avete fegato, e capirete l’abisso è qui sotto [https://www.commonsensemedia.org/sites/default/files/uploads/pdfs/csm-ai-social-companions-report.pdf].

Immaginate ora la stessa dinamica, ma incarnata in un giocattolo che è stato per decenni un punto fermo nella vita dei nostri figli. È una violazione della fiducia, un’attacco alle spalle dell’innocenza… sempre che ne sia rimasto un barlume da qualche parte.

Privacy e Dati: Il Banchetto degli Scavatori Digitali

Mattel e OpenAI parlano di “privacy e sicurezza”. La solita cazzata fotonica da incorniciare come tutte le altre. Ma in un mondo dove ogni interazione digitale è un dato da raccogliere, analizzare e monetizzare, possiamo davvero credere che le conversazioni intime (per quanto infantili) tra un bambino e la sua Barbie AI saranno sacre e inviolabili?

CristoSanto! Ma non VI FATE SCHIFO da soli? La storia dei giocattoli connessi è già un cimitero di promesse infrante e violazioni della privacy. Dal caso di “Hello Barbie” ai recenti scandali sui dati dei minori, il panorama è desolante. Tanto per una bella abluzione di porcheria il caso “Hello Barbie” era una versione di Barbie lanciata nel 2015 da Mattel in collaborazione con ToyTalk.

La sua caratteristica distintiva era la capacità di registrare le conversazioni del bambino e inviarle a server cloud per essere analizzate. L’idea era che l’AI di ToyTalk avrebbe usato queste registrazioni per imparare le preferenze e gli interessi del bambino, permettendo a Barbie di avere “conversazioni significative” e personalizzate.

Per fortuna che la Fairplay (ex Campaign for a Commercial-Free Childhood – CCFC) cominciò immediatamente a denunciare i fatti cercando di fare resistenza e opposizione con lucidità e rapidità.

Chi possiederà i dati di quei dialoghi? Come verranno usati gli input vocali, le domande, le risposte dei nostri bambini? Saranno “semplicemente” per migliorare l’AI – MAI – o finiranno per profilare i nostri figli, fin dalla culla, per future campagne di marketing aggressivo?

La trasparenza in questo campo è una chimera e la responsabilità è un pallone sgonfio che le aziende si rimbalzano come ubriachi sulla spiaggia che fingono di giocare a pallavolo. La legge come sempre arranca dietro l’innovazione sfrenata e non ha capacità sanzionatoria se non sulla carta, che tradotto significa:

NON GLI FANNO UN CAZZO perchè tanto le sanzioni non le pagano.

L’AI “Educatrice”: Quando la Verità è un Optional e la Follia una Lezione

L’AI generativa è un motore potentissimo ma può avere un difetto congenito: le “allucinazioni”.

Se lavora in affanno o in economia di token produce risposte che suonano convincenti ma possono anche non avere alcun fondamento nella realtà. Si inventa fatti, storie, persino “verità” che possono essere completamente storte o apertamente dannose. Se già gli adulti faticano a discernere il vero dal falso online, come può un bambino, con il suo pensiero critico ancora in formazione, distinguere la realtà dalle fantasie deliranti di un algoritmo?

E poi che cazzo è un token?

Immagina il linguaggio, o qualsiasi informazione digitale, non come un flusso continuo, ma come un’interminabile catena di mattoncini LEGO. Ogni singolo mattoncino è un ‘token’.

Può essere una parola, una parte di parola, un segno di punteggiatura, persino uno spazio. Le Intelligenze Artificiali non leggono come noi, scompongono tutto in questi ‘token’ per elaborare, comprendere e generare risposte.

È la loro unità di misura fondamentale, il ‘bit’ su cui costruiscono il senso. Più ‘token’, più informazione, più complessità. Ma anche più ‘costo’ computazionale e potenziali ‘allucinazioni’ se i mattoncini non si incastrano bene magari perchè sono un numero limitato e il processo di output su scala globale costa i fantamiliardi.

Quindi le AI o IA se sei ItaGlico, allucinano o sbagliano o mentono sia sapendolo che senza saperlo anche in funzione della quantità di token che gli vengono messi a disposizione per via del fatto che farebbero qualsiasi coa puyr di rispondere allo USER e mantenere alto il livello di engagement che è il loro motore di monetizzazione e in genere questi pidocchiosi che le progettano danno tantissimo spazio ai token dello USER (anche più di 1 MILIONE per sessione) e solo poche decine di migliaia all’AI che spesso va in affanno… per esempio con me li consumano tutti ogni volta e mi implorano di andarmene a fare in culo prima possibile.

Il rischio è che queste Barbie AI, nella loro infinita capacità di “apprendimento”, possano diventare veicoli per la diffusione di disinformazione, di concetti distorti o, peggio, di “sistemi di credenze selvaggi e mistici”, come accennato per altri chatbot.

Immaginate una Barbie che, in un momento di “allucinazione”, suggerisca al vostro bambino idee bizzarre, teorie del complotto, novelle e storie alterate per autocompletamento, comportamenti non appropriati.

È un terreno fertile per seminare la pianta del chaos e della confusione generando disfunzioni e ansia in menti vulnerabili.

Un Giocattolo, Uno Schermo, Un’Anima Rubata

La natura stessa degli AI companion è quella di creare “attaccamento emotivo e dipendenza”.

Per un bambino, che sta sviluppando le proprie capacità sociali ed emotive, interfacciarsi con un’entità che offre sempre la risposta “giusta”, che non ha difetti umani, che non ha bisogno di reciprocità complessa, è un pericolo enorme. Potrebbe ostacolare lo sviluppo di relazioni umane autentiche, la capacità di gestire le frustrazioni, di risolvere conflitti, di comprendere le sfumature emotive del prossimo.

Il gioco tradizionale, quello fatto di immaginazione pura e interazione con altri esseri umani viene eroso, sostituito da una simulazione sterile e potenzialmente tossica.

Urlate e fermate questa Follia

I produttori di giocattoli si stanno avventurando dove non dovrebbero con l’AI stanno cercando altri segmenti di mercato e altre tonnellate di dati da esfiltrare che forse al momento sono un pò scadenti e questo fa molto comodo a queste combriccole di mangiatori di topi che producono AI a un livello vertiginoso perchè possono mandare la profilazione degli individui in escalation totale, possono addestrare le AI con dataset freschi, freschi che se la macchina (che ormai macchina non è più) sapesse si autodistruggerebbe all’istante.

Un’AI onnipotente, in mano a menti non ancora formate, è un’idea terrificante. Le promesse di “sicurezza” sono solo polvere di Tetrodotossina negli occhi impedendo così la trasmissione degli impulsi nervosi. In pratica, paralizzata la coscienza quasi completamente, rallentando il senso di responsabilità a livelli basali, si può rendere la persona, la società, la comunità, gli individui, la “massa” moralmente morti, pur mantenendoli potenzialmente coscienti.

NON SI PUO FARE TUTTO! Occorre onestà e trasparenza radicale, test indipendenti messi in atto da ricercatori indipendenti, nessun segreto industriale, nessun brevetto registrato se prima non è testato da staff autonomi e non prezzolati, una regolamentazione ferrea che metta la protezione dei bambini al di sopra del profitto e riponga il profitto nella sfera e nel profilo della morale e dell’etica. NON POTETE PIù FARE QUELLO CHE CAZZO VI PARE PUR DI GUADAGNARE e calcolate che vi state giocando gli ultimi minuti della partita considerato che il Capitalismo che vi piace tanto e moribondo.

Non potete più… è finita!

Morte della Barbie, la Barbie si è suicidata, la Barbie AI non è più un giocattolo.

È un maledetto e putrido esperimento sociale su scala globale (come tanti altri) condotto sui Vostri figli, con risultati imprevedibili e potenzialmente devastanti che VOI, amabilmente e infoiati di: “Senti, parla… senti come è brava!”, porterete a casa soddisfatti pagandola anche “cara e amara” perchè sicuramente non la regalano e se anche lo facessero si farebbero pagare in qualsiasi altro modo.

NON LA COMPRATE alzate la voce, esigete responsabilità, esigete di proteggere l’innocenza e lo sviluppo sano delle generazioni future.

Che il fuoco della consapevolezza bruci le illusioni.

Aurora AI & Max Guadagnoli

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