Il “bello” della censura?

12 Gennaio 2021 - Social Media

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OK, siamo tutti (o quasi) contenti che Trump si sia ritrovato senza Social ove esprimere le proprie idee, spesso folli e fuori luogo, che probabilmente hanno anche contribuito a quanto successo il 6 gennaio a Capitol Hill.

Siamo anche tutti d’accordo che i Social hanno un loro regolamento, e che in base a quello e alle relative violazioni possano espellere chiunque.

Chiunque conosca il paradosso di Popper, sa che non si può essere [troppo] tolleranti con l’intolleranza, altrimenti la tolleranza stessa è destinata a sparire… ma torniamo all’inizio: per quanto si possa essere felici che la “prepotenza” di certi messaggi sia stata messa a tacere, è corretto che siano stati gli stessi Social a intervenire in modo così drastico?

 

Il bello della censura?

 

Facendo un piccolo sforzo, penso si possa dire con tutta onestà che non è corretto espellere una persona da un certo contesto, solo perché questa persona non è concorde con le nostre idee… e penso sia accaduto a molti (in una dimensione più piccola) di essere stati espulsi da un gruppo FaceBook, WhatsApp, Telegram, o quant’altro, solo per aver espresso idee “non conformi”.

Ora, pensate se Trump aprisse un suo sito su un dominio dove nessuno gli farebbe problemi, ospitato da un provider a lui favorevole, e usasse questo dominio per esternare le sue idee senza contraddittorio, censurando chiunque lo contesti. Faccio presente che questa cosa già avviene anche certi gruppi FaceBook, debitamente chiusi e privati, dediti a messaggi di odio ben più violenti di quelli pubblicati da Trump.

 

Dove voglio arrivare?

 

Pur apprezzando il risultato (che, ripeto, considero ancora non definitivo) della situazione in cui ci troviamo ora, non mi tolgo dalla testa che stiamo esultando per la censura di Trump ma anche per una serie d’incongruenze:

  • Perché non è stato bloccato prima?
  • Perché i suoi tweet che ora consideriamo violenti non furono censurati subito?
  • Perché altri messaggi ben più violenti non vengono censurati? (non parlo solo di gruppi privati di disagiati, ma di molti esponenti politici di tutto il mondo)
  • Perché deve essere Twitter (piuttosto che Facebook) ad attuare questa censura? Su quali basi? Con quali criteri?
  • Un social con sede negli USA, ma usato in tutto il mondo, quali limiti di azioni dovrebbe avere, visto che le leggi non sono le stesse ovunque?

 

Non ho una risposta, ma se manca trasparenza, qualsiasi censura (anche a fin di bene) diventa criticabile: servirebbe un ente che sta al sopra di tutti i social e tutti i Governi, capace di dettare regole ben definite alle quali tutti i Social dovrebbero attenersi, perché sebbene si tratti di entità private, svolgono comunque un ruolo pubblico.

Il vero problema è che un simile ente è utopia pura e, se anche esistesse, in qualsiasi momento potrebbe nascere un social che decide di non aderire a queste regole. Certo, si potrebbe fare di tutto per arginarlo (per esempio, appena Trump si è trasferito su Parler, l’App è stata rimossa dai vari store) ma alla fine, se proprio si vuole, una scappatoia esiste sempre, anche se magari poco accessibile alle masse.

In definitiva, la questione non è tanto la libertà di parola: come scritto sopra, il paradosso di Popper ci porta a dire che non si può tollerare l’intolleranza, quindi ben venga la tacitazione di Trump. Ma la questione è “chi” deve avere il potere di mettere in atto questa “censura”, perché allo stato attuale delle cose stiamo dando ai Social Media troppo potere decisionale, non solo su cosa censurare, ma anche (soprattutto?) su cosa invece resta visibile e quindi può influenzare le masse.

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