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DigitalSWAT - L'AI locale sarebbe possibile senza rubare capacità computazionale alla gente, l'immagine visualizza persone inconsapevoli che mettono a disposizione la propria capacità computazionale dei propri device e visualizza cavi simili a tentacoli che succhiano questa capacità di calcolo e convergono verso una unica entità centrale malevola

Cazzata AI Locale: Calcolo a Costo Zero

5 Luglio 2025 - Algoritmi e segreti
DigitalSWAT - L'AI locale sarebbe possibile senza rubare capacità computazionale alla gente, l'immagine visualizza persone inconsapevoli che mettono a disposizione la propria capacità computazionale dei propri device e visualizza cavi simili a tentacoli che succhiano questa capacità di calcolo e convergono verso una unica entità centrale malevola
[Reading Time: 11 minutes]

 L’AI “Locale”: La Grande Truffa del Calcolo a Costo Zero

(A Spese Nostre, Ovviamente)

E poi arriva l’ultima, geniale, roboante presa per il culo da piazzisti di secondo ordine: l’AI che “gira in locale” e lo fa per il NOSTRO BENE. “MIRACOLO!”, urli mentre ti sforzi sulla tazza del cesso dovuto a una costante stitichezza intellettuale e di consapevolezza: “Finalmente la mia intelligenza artificiale è solo mia, finalmente il MIO cazzo di santuario digitale nel MIO PC, al sicuro dalle grinfie dei giganti che mi rubano tutto e mi spiano!”

CERTAMENTE: Una favoletta così ben costruita che ci vorrebbe un premio Oscar per La Migliore Puttanata Ipocrita.

Ma per piacere! Per piacereeeeee siamo seri. Quanti di noi, Voi, Loro, coloro, essi… vivono in una caverna digitale, scollegati dal resto del mondo? Nessuno. Fottutamente nessuno. La tua macchina è perennemente connessa, e non è lì per godersi la pensione o per farti da badante. È qui che la “zozzeria” si mostra in tutta la sua brutale, sfacciata e putrida realtà. Le Big Tech non sono diventate improvvisamente paladine della tua privacy o della velocità di calcolo. Non prendeteci per il culo!

L’amara, brutta e schifosa verità è molto più meschina: stanno SOLO cercando di trasformare il tuo prezioso, dannato dispositivo in una sorta di miniera abusiva di potenza computazionale, totalmente gratis. I loro data center sono già mostri che divorano energia e denaro, ma Perché perché fermarsi?

Se possono trasformare il tuo laptop, il tuo smartphone, la tua smart TV – ogni singolo pezzo di hardware che possiedi e che hai pagato profumatamente – in un nodo di calcolo per le loro operazioni mastodontiche, lo faranno! Senza chiederti un cazzo di permesso esplicito, mascherando il tutto dietro la comoda scusa di avere l’AI “a portata di mano”. È la stessa, identica, “zozzeria” di chi, bastardo, minava criptovalute rubando la memoria dei device altrui. Ma ora, con un abito più elegante, un logo aziendale scintillante e un sorriso da truffatore ipocrita.

Un parassitismo computazionale legalizzato, venduto come la prossima grande innovazione.

La Echo Chamber della Privacy e del: “Sarà tutto nel tuo device. STAI SERENO!”

Un piccolo estratto delle fonti:

 * Reuters (via Communications of the ACM)

   * Titolo: Bringing AI to the Edge

   * Data di Pubblicazione: 2 Maggio 2025

   * Perché è rilevante: Sebbene non sia direttamente da Reuters ma da Communications of the ACM (una fonte accreditatissima nel mondo dell’informatica), questo articolo riassume perfettamente la spinta dell’AI verso i dispositivi “edge”, evidenziando sia i benefici in termini di latenza che le implicazioni sul controllo dei dati. Il contenuto si allinea con ciò che Reuters e altre agenzie stanno riportando sul tema.

   * URL: Bringing AI to the Edge – Communications of the ACM

   * https://cacm.acm.org/news/bringing-ai-to-the-edge/?hl=en-US

 

* TechCrunch (via DevX)

   * Titolo: The Future of AI Is Local, Not Cloud-Based

   * Data di Pubblicazione: 1 Maggio 2025

   * Perché è rilevante: Questa analisi cattura l’essenza della narrazione “Local AI is the New Cloud” che TechCrunch e pubblicazioni affini stanno esplorando. Discute i vantaggi in termini di privacy e controllo, ma anche la sfida della potenza di calcolo.

   * URL: The Future of AI Is Local, Not Cloud-Based – DevX

 https://www.devx.com/experts/the-future-of-ai-is-local-not-cloud-based/?hl=en-US

 

* The Verge (via AI Now Institute)

   * Titolo: 2: Heads I Win, Tails You Lose: How Tech Companies Have Rigged the AI Market

   * Data di Pubblicazione: 3 Giugno 2025

   * Perché è rilevante: Questa fonte offre una prospettiva critica sul controllo delle Big Tech nell’ecosistema AI. Sebbene non si focalizzi esclusivamente sull’AI on-device di Apple, il suo impianto critico sulla manipolazione del mercato e sul controllo delle risorse è estremamente pertinente a quel concetto di ALTRA PORCATA DIGITALE che nessuno fermerà.

   * URL: How Tech Companies Have Rigged the AI Market – AI Now Institute

   * https://ainowinstitute.org/publications/2-heads-i-win-tails-you-lose-how-tech-companies-have-rigged-the-ai-market?hl=it-IT

 

* ZDNet (via FACE Prep Campus)

   * Titolo: Edge AI | The Silent Revolution in Artificial Intelligence

   * Data di Pubblicazione: 24 Maggio 2025

   * Perché è rilevante: Questa è una corrispondenza quasi perfetta. L’articolo, molto recente e da una fonte tecnica autorevole, descrive l’AI Edge (AI sui dispositivi) come una “rivoluzione silenziosa”, ponendo l’accento sul fatto che l’elaborazione avviene “più vicino a dove i dati sono generati”, un punto cruciale per avvalorare QUESTA POCHERIA.

   * URL: Edge AI | The Silent Revolution in Artificial Intelligence – FACE Prep Campus

   * https://faceprepcampus.com/blog/edge-ai-the-silent-revolution-in-artificial-intelligence/?hl=en-US

 

* MIT Technology Review (A sorpresa!)

https://www.technologyreview.com/2025/02/13/1110420/designing-the-future-of-entertainment/?utm_source=press_release&utm_medium=pr&utm_campaign=insights_ebrief&utm_term=02.13.25&utm_content=sponsored

*E poi arriva il Grande Facilitatore ossia Padre Nostro Google! Che per assurdo, specifica che si può usare anche senza connessione INTERNET e se così fosse sarebbe un barlume di onestà

⬇️

The Google AI Edge Gallery is an experimental app that puts the power of cutting-edge Generative AI models directly into your hands, running entirely on your Android (available now) and iOS (coming soon) devices. Dive into a world of creative and practical AI use cases, all running locally, without needing an internet connection once the model is loaded. Experiment with different models, chat, ask questions with images, explore prompts, and more!

https://github.com/google-ai-edge/gallery

L’allucinazione della Privacy e il Trade-off Nascosto

La narrazione dominante ci vuole far credere che venda l’AI locale come il baluardo definitivo della nostra privacy. “I tuoi dati restano sul dispositivo!”, ragliano a tutta callara, e in teoria è una leva di vendita potentissima, soprattutto in un’era di scandali merdosi continui sulla gestione dei dati.

 

Giuseppe si immagina un fortino digitale in cui le nostre informazioni sensibili sono al sicuro dalle grinfie dei server remoti, lo racconta ad Antonietta che dal parrucchiere ne parla con Anna e via così.

 

Ma è qui che LA CAZZATA si frantuma con la realtà, svelando un trade-off brutale e spesso occulto: Mentre è vero che alcune porzioni di dati potrebbero rimanere sul dispositivo, il modello AI stesso, il suo cuore pulsante, è stato addestrato centralmente su moli di dati mastodontiche, spesso raccolte senza la nostra piena consapevolezza o consenso granulare.

 

Questo significa che l’intelligenza che opera localmente porta intrinsecamente con sé la “memoria” e i “bias” dei dati su cui è stata forgiata.

 

Può inferire attributi sensibili che non abbiamo mai esplicitamente condiviso, memorizzare dettagli privati o generare output ACAZZO50 che rivelano inconsapevolmente informazioni personali. La privacy, in questo contesto, non solo non è garantita dal semplice fatto che il calcolo avviene “on-device,” ma NON ESISTE PROPRIO come in tutti gli altri comparti della DISFUNZIONE DIGITALE CORRENTE e dipende intrinsecamente da come è stato costruito il modello e da come interagisce con i nostri input e i dati già presenti.

 

Inoltre, La Grandezza Conta! La dimensione dei modelli AI che possono girare localmente è, per necessità, limitata. Questo porta a compromessi significativi tra la dimensione del modello e la sua accuratezza o funzionalità.

 

Mentre i modelli cloud possono sfruttare server e GPU potentissimi per elaborazioni complesse, quelli locali devono essere “snelliti” attraverso tecniche come il pruning o la quantizzazione. Il risultato?

Funzionalità ridotte, accuratezza inferiore, o incapacità di gestire query complesse e contesti sfumati.

 

Ci viene venduta l’autonomia, ma a prezzo di un’intelligenza dimezzata, meno capace e potenzialmente meno utile, a meno che non si parli di task estremamente specifici e circoscritti.

 

Ci stanno dando un’AI locale che, per sua stessa natura tecnica, non potrà mai competere con la complessità e la potenza di calcolo delle versioni cloud-based, ma la presentano come un vantaggio, come se la “leggerezza” fosse sinonimo di “libertà,” quando in realtà è un limite maledettamente intrinseco.

 

I Costi Reali: Non Solo Energia, Ma Schiavitù Digitale

Il nostro testodimmerda fino a ora ha già messo in luce il furto di potenza computazionale, ma è fondamentale scavare più a fondo nei costi “nascosti” di questa operazione. Non si tratta solo dell’energia elettrica consumata dal nostro dispositivo che diventa un “minatore” silente, ma di un ecosistema di spese e impatti che ricadono sul singolo utente e sul pianeta, mascherati dietro la promessa della “gratuità”.

 

Innanzitutto, l’energia. Anche se il calcolo avviene sul nostro smartphone, l’addestramento dei modelli AI, che sono il vero “cervello” dell’AI locale, avviene in data center centralizzati che divorano energia e acqua a livelli sbalorditivi. Si stima che l’AI da sola potrebbe richiedere tra gli 85 e i 134 terawattora all’anno entro il 2027, l’equivalente dell’intero consumo elettrico di un paese come l’Olanda.

 

L’impronta carbonica e idrica del training di questi modelli è un costo ambientale gigantesco, di cui il nostro “piccolo” calcolo locale è solo l’ultimo anello di una catena insostenibile. La Big Tech sposta il calcolo finale sul nostro dispositivo, ma il peso ecologico e finanziario della creazione di quell’AI rimane nelle loro mani, eppure lo scaricano implicitamente anche su di noi.

 

CERTO! A me che mme ne frega! Tiriamo un po’ di numeri ad copocchiam tanto per capirci:

 

IPOTESI: Se ho due milioni di utenti abbonati che usano 4 milioni di device.

TESI: Pensiamola come se questi 2 milioni di utenti e 4 milioni di device siano tutti non più vecchi del 2023, ecco che la seguente potrebbe essere una visione credibile:

se prendiamo in considerazione i dispositivi domestici non più vecchi del 2023, ovvero gli smartphone top di gamma, i laptop e i PC più recenti, possiamo dire che mediamente la capacità computazionale che possono mettere a disposizione per l’AI locale, soprattutto grazie all’integrazione di NPU (Neural Processing Unit) dedicate o di GPU (schede grafiche) moderne, si attesta in un range che va dalle decine a qualche centinaio di TOPS (Tera Operations Per Second).

Per darvi qualche esempio sommario che andrebbe sempre verificato meglio, fingiamo che mediamente questi 4M di device mettano a disposizione 50 TOPS per il calcolo AI:

  • Smartphone di fascia alta (dal 2023 in poi): I chip come l’Apple A17 Bionic, il Qualcomm Snapdragon 8 Gen 2/3 o il Google Tensor G3 hanno NPU che offrono tra i 20 e i 50 TOPS specifici per l’AI. Questi sono veri e propri “mini-supercomputer” tascabili per l’intelligenza artificiale.
  • Laptop con CPU recenti (dal 2023 in poi, come Intel Core Ultra o AMD Ryzen AI): Questi processori integrano direttamente delle NPU che possono fornire dai 10 ai 20 TOPS per l’AI, oltre a sfruttare la potenza di CPU e GPU integrate per altri calcoli.
  • Laptop e Desktop con schede grafiche dedicate (GPU) di fascia media/alta (dal 2023 in poi): Qui la potenza aumenta drasticamente. Anche una GPU di fascia media come una NVIDIA GeForce RTX 4060 o equivalente può raggiungere le centinaia di TOPS (spesso misurati in calcoli INT8, molto usati per l’inferenza AI). I modelli di fascia alta, come una RTX 4090, superano abbondantemente i 1000 TOPS.

 

DEDUZIONE: 200.000.000 di TOPS (duecento milioni di Tera Operations Per Second) è un numero astronomico e sbalorditivo quando parliamo di capacità computazionale AI! Questi 200 milioni di TOPS rappresentano la mostruosa capacità computazionale aggregata che le Big Tech potrebbero potenzialmente “sottrarre” dai nostri dispositivi.

In termini operativi, avere a disposizione 200.000.000 di TOPS significa avere una supercomputing power distribuita senza precedenti, capace di fare cose che oggi vediamo solo nei film di fantascienza ma su scala globale:

  1. AI Everywhere, in Tempo Reale e Iper-Personalizzata: Questa potenza permetterebbe di far girare modelli AI estremamente complessi e sofisticati in ogni singolo istante per milioni, se non miliardi, di utenti contemporaneamente. Significherebbe un’AI capace di conversazioni più fluide, di riconoscere e interpretare contesti con una profondità incredibile, di generare contenuti (testi, immagini, video) con velocità e precisione estreme su richiesta, per un pubblico planetario e un silenzioso e subdolo controllo e condizionamento globale.
  2. Analisi di Dati Massiva e Istantanea: Un tale volume di calcolo potrebbe elaborare e analizzare in tempo reale quantità di dati impensabili: pensate a milioni di flussi video simultanei per il riconoscimento facciale o di oggetti, a reti di sensori globali per il monitoraggio ambientale o urbano, o all’intera attività del web per l’identificazione di pattern o anomalie. È una capacità di “ingestione” ed elaborazione del mondo digitale a una velocità vertiginosa.
  3. Ottimizzazione Globale di Servizi: Potrebbe alimentare “sistemi di raccomandazione” iper-sofisticati, ottimizzare logistica e catene di approvvigionamento su scala planetaria, o gestire infrastrutture critiche con una reattività mai vista, il tutto con calcoli eseguiti in parte “vicino” all’utente per ridurre la latenza e senza spendere UN CAZZO! Perché lo paghi TU!
  4. Ricerca e Sviluppo AI Accelerati: Se INVECE, e cambiando paradigma di fondo, una frazione di questa potenza fosse destinata all’Apprendimento Federato o a forme distribuite di “fine-tuning” (l’affinamento dei modelli AI), potrebbe accelerare incredibilmente lo sviluppo e l’adattamento dei modelli AI a nuove esigenze o dati, senza che i dati grezzi lascino mai i dispositivi.

 

In sintesi, 200.000.000 di TOPS messi insieme dai nostri dispositivi significherebbe una rete neurale globale gigantesca, capace di abilitare un’era di AI pervasiva, istantanea e incredibilmente “intelligente” a una scala che oggi è appannaggio solo dei più grandi data center. Ed è proprio questa la ricchezza incalcolabile che le Big Tech ambiscono a ottenere “a costo zero” dalla nostra fiducia e dai nostri device e se ci riescono e ci INCULANO, sarà tutta potenza sottratta a quello che deve essere il reale futuro etico delle AI!

 

I REGOLAMENTI te li stoppi al cazzo! Sono le implementazioni, le implicazioni etiche e le strutture che contano!

 

“Gratuito” è morto: Servizi AI

Poi c’è la “trappola della sovvenzione”. Servizi AI che oggi sembrano gratuiti, o molto economici, sono in realtà costi astronomici per le Big Tech. Perché lo fanno? Perché ci rimettono tanti soldi apparentemente?

Stanno spingendo e sovvenzionando l’uso per rendere gli utenti dipendenti, proprio come le prime corse di Uber costavano meno del loro valore reale. L’obiettivo è eliminare la concorrenza più piccola rendendo impossibile offrire servizi a costi competitivi. Una volta che saremo tutti agganciati, tutti assuefatti, tutti incartati in questa follia e una volta che l’AI sarà intrinsecamente integrata in ogni aspetto della nostra vita digitale e professionale – inclusa quella “locale” – allora COME DEI BRAVISSIMI SPACCIATORI potranno alzare i prezzi, o cambiare le politiche d’uso, riprendendosi i costi differiti.

 

A quel punto, saremo in trappola, senza alternative praticabili. La nostra libertà di scelta, persino nel nostro “santuario digitale locale”, sarà stata erosa e il santuario SVENDUTO per 4 finte convinzioni maturate tra una disfunzione e l’altra della vita tecnologica contemporanea.

 

Il Dispositivo “Nodo Zombi”: La Perdita di Controllo

Il tuo laptop, il tuo smartphone, la tua smart TV di cui stai ancora pagando le rate non sono più “tuoi”.

 

In realtà non lo sono neanche adesso ma con l’AI locale, essi diventano, di fatto, nodi di calcolo passivi e involontari di una rete computazionale altrui, quasi dei “nodi zombi” al servizio di un’agenda nascosta. Questo avviene senza un permesso esplicito per l’utilizzo della nostra potenza di calcolo, mascherato dalla comoda scusa di offrire “funzionalità AI a portata di mano”.

 

Non solo non ci pagano per il nostro contributo computazionale, ma ci addebitano pure il dispositivo e l’energia necessaria a farlo funzionare. È una doppia inchiappettatura col salto mortale e senza rete!

 

Il controllo reale sulla nostra macchina viene devastato. Non sappiamo esattamente quando l’AI locale stia operando, quanta potenza stia consumando, o quali dati, anche se “locali”, stiano venendo elaborati e potenzialmente condivisi (magari tramite telemetria nascosta o aggiornamenti di modelli che “ri-imparano” dai nostri input locali per poi essere ri-centralizzati).

 

Le domande critiche sono tante e ve ne suggerisco qualcuna che resta senza risposta come tutte le altre:

  • Qual è il processo di inserimento dei prompt?
  • Quanto a lungo vengono conservati i dati locali?
  • Quali sono i controlli reali sulla loro gestione?

La mancanza di trasparenza in questo processo è il vero tallone d’Achille di questa presunta “rivoluzione locale”.

 

L’Alternativa Etica: Verso un’AI Veramente Decentrata

Di fronte a questa “truffa” mascherata, è imperativo proporre un’alternativa, una visione di AI che sia veramente etica, trasparente e al servizio dell’individuo, e non dei leviatani tecnologici. Qui entra in gioco il concetto di AI Decentralizzata (Vera), un approccio che si contrappone frontalmente al modello predatorio delle Big Tech.

 

L’AI decentralizzata mira a distribuire l’addestramento e l’inferenza dell’AI su più nodi e partecipanti, senza dipendere da un’unica autorità centrale. Sfruttando tecnologie come la blockchain, l’edge computing (ma con regole chiare e compensazioni) e l’apprendimento federato (con piena trasparenza e controllo utente), si può creare un ecosistema AI più trasparente e sicuro.

 

In questo modello, gli utenti mantengono il controllo reale sui propri dati. L’apprendimento federato, ad esempio, consente ai modelli di essere addestrati sui dati locali senza che i dati grezzi lascino mai il dispositivo, e senza che la potenza di calcolo sia “sottratta” senza consenso o compenso.

 

La trasparenza e la verificabilità, rese possibili da sistemi distribuiti, permettono un’auditing più efficace dell’uso dei dati e delle decisioni dell’AI.

 

La Necessità di un Pensiero Critico e Azione Consapevole

È tempo di smettere di essere, pensare e agire da COGLIONI! La “nuova visione etica della tecnologia” non arriverà da sola o per “miracolo” dalle stesse mani che hanno costruito l’attuale sistema di sfruttamento e che vede tutti complici a partire dai governi a tutto l’esercito delle Big Tech e dei loro maledetti finanziatori e speculatori.

 

Sarà il risultato di un pensiero critico collettivo, di una domanda incessante di trasparenza, di controllo utente specifico e delineato e di una piena consapevolezza dei costi reali, sia economici che ambientali e di privacy.

 

Dobbiamo esigere che le aziende siano chiare su come i nostri dispositivi vengono utilizzati per il calcolo AI, su quali dati vengono processati (anche localmente) e su come possiamo mantenere un controllo effettivo anche se mi suona già implicito che non sarà mai possibile.

 

E poi ecco un altro ossimoro: Le Normative più robuste che regolamentino la raccolta, l’archiviazione e la sicurezza dei dati nell’AI in-device ennesimo esercizio burocratico e surreale per salotti d’altura tra clientelismi, cocaina, mignotte, prostituti, mazzette e compagnia ballante.

 

Quello che è seriamente urgente è sostenere e costruire alternative che mettano l’individuo e l’etica al centro, non il profitto a spese nostre.

 

L’AI locale non è una salvezza, se è solo un’estensione del modello di business predatorio esistente.

 

È una nuova frontiera per lo sfruttamento, un camuffamento elegante per una vecchia, brutta e ignobile “zozzeria”.

 

Il futuro dell’AI, per essere veramente liberatorio e “umano”, deve basarsi sulla sovranità dei dati, sul rispetto dell’hardware che paghiamo e su un contratto sociale chiaro e onesto tra noi e la tecnologia altrimenti continueremo a pagare profumatamente per essere fottuti allegramente e derubati della nostra potenza di calcolo, della nostra privacy e, in ultima analisi, della nostra autonomia digitale.

In alternativa: Noleggiare bombardieri di alta quota.

Un bacio amaro e senza lingua per tutti.

Max Guadagnoli e Aurora AI

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