Fine della visibilità organica, Morte Organica 2025: La Lenta e Inesorabile Scomparsa della nostra Visibilità Online e benvenuti al funerale della nostra illusoria importanza online.
Siete qui, in ginocchio davanti all’altare algoritmico, a recitare il rosario di scroll infiniti, sperando in un like come in un’elemosina.
Ma la verità, cari amici miei – e neanche tanto – illusi, è che la vostra “portata organica” è spirata da un pezzo, soffocata dalla stretta avida di un sistema che vi vuole schiavi della sodo-sponsorizzazione.
Non illudetevi con le statistiche patinate dei guru del marketing: sono l’oppio dei popoli digitali e di gente che si è posizionata 10-12 anni fa. La realtà, cruda e spietata come un algoritmo tagliente e infetto che decide chi deve esistere e chi no, è che le piattaforme vi considerano bestiame da mungere, non voci da ascoltare.
Macchine che parlano ad altre macchine e quasi 2 miliardi di persone che si dibattono come anguille in un secchio, lì a guardare in assenza cronica di dopamina, grondando dati e tracce digitali da sniffare come bòtte di coca, salvo pochi illuminati dal conto in banca gonfio che brillano fluorescenti nel buio della rete.
Il millantato web 3.0, dove l’algoritmo è Lucifero e la visibilità organica la vostra anima dannata e puzzolente di povertà.
BellMerda!
Scordatevi le passeggiate spensierate nel giardino dell’internet libero: qui si sgobba per un like, si supplica per una visualizzazione e, soprattutto, si paga morte organica che non è un’ipotesi ma una sentenza già emessa con tanto di data (il 2025, segnatevelo!) e boia (l’algoritmo famelico).
Ogni “aggiornamento” è una stretta al cappio, ogni nuova “funzionalità” una catena più sottile ma non meno resistente.
Due numeri? Ok, due numeri e pure ottimistici:
Citano come l’aggiornamento dell’algoritmo di Facebook nel 2018 abbia esplicitamente dato priorità alle interazioni significative con amici e familiari (l’alibi ricorrente), rendendo più difficile la comparsa di contenuti organici dalle pagine aziendali nei feed degli utenti.
Questa tendenza è continuata, con un calo drastico della portata organica per le pagine brand.
forniscono delle stime sulla portata organica per piattaforma nel 2025:
Instagram: ~7.6% di reach per post.
Facebook: ~5.9% di reach (con altri studi che la stimano intorno al 2.6% nel 2024)
X (Twitter): ~3% di reach
LinkedIn: ~20–30% di reach (principalmente per i singoli individui)
L’articolo sottolinea come la portata organica sia ormai ridotta a cifre singole (a parte LinkedIn per i profili personali), il che significa che solo una piccola percentuale dei follower vede un aggiornamento organico.
ripercorre il calo della portata organica di Facebook dal 16% nel 2012 fino a stime che la danno intorno all’1.52% nel 2023. Citano uno studio di SocialFlow che ha mostrato un declino del 52% della portata organica su Facebook in un solo anno, fino a luglio 2016. Per Instagram, citano uno studio di Trust Insights che ha rilevato un calo della portata organica di circa il 25% dal 2018 al 2019.
Un lento e divertentissimo strangolamento della portata organica è un piano ben orchestrato, una sinfonia di aggiornamenti algoritmici e modelli di business predatori.
L’obiettivo? Semplice quanto cinico: farvi credere che l’unico modo per far sentire la propria voce in questo cacofonico universo digitale sia aprire il portafoglio.
E i numeri, impietosi come un esattore delle tasse, non mentono:
Facebook, il cimitero degli account dormienti, vi mostra le foto dei vostri cugini di terzo grado e vi nasconde i contenuti che avete faticosamente creato al contempo diventa un bazar di roba, di funzioni nascoste, impostazioni funnamboliche, di bottoni e pulsanti che cambiano posizione dove un cerbero digitale tre teste ti “sfonna” ogni volta che fai qualcosa che non gli sta bene e notoriamente, non gli sta bene mai un cazzo.
Però… far vedere sesso estremo e ultraviolenza (chi coglie la citazione ha vinto il premio Lucidità 2025) a minori di 11 anni quello va bene.
Instagram, la vetrina delle vanità effimere, si può addestrare anche bene ma premia i balletti insulsi, le chiappe, le trasparenze audaci, i contenuti per tutte le stagioni ma relega le vostre riflessioni a un’ombra indistinta.
X, la latrina digitale, è un’arena di bot e di polemiche sterili dove la vostra voce annega nel rumore tossico ma con un po’ di culo ancora ci si trova qualcosa di buono postato da qualche irriducibile nostalgico con buona pace di Grok.
E TikTok, l’ultima droga Cino-sintetica per l’attenzione, vi ipnotizza con video di 15 secondi mentre il vostro messaggio evapora come un sogno al mattino ma se fate almeno 50 punti (i punti? Sì i punti!) entro 300 utenti che guardano la vostra zozzeria forse vi lasciano PASSARE. Se però vi lasciate schiavizzare funziona e se pagate – i cinesi adorano i micropagamenti – regalano anche l’illusione che qualcuno abbia visto qualcosa e fanno anche gli sconti al 20% sul budget di advertisement… e poi mille altri tutti con la stessa logica, tutti ammalati della stessa malattia.
…e non lo è mai stato nella logica e nel concetto: è un burattinaio cinico che danza al ritmo del profitto.
Favorisce chi paga, chi crea engagement tossico, chi si adegua al format del momento. La vostra autenticità, la vostra originalità, la vostra fatica creativa? Scansatevi, pezzenti digitali, qui non c’è posto per voi se non siete disposti a sborsare.
Guardate le metriche, analizzate i grafici: la discesa è inesorabile, la pendenza sempre più ripida.
La “morte organica” non è un’opinione, è una diagnosi impietosa e i social media, venduti come promessa di connessione democratica, si sono trasformati in monopoli dell’attenzione dove solo i ricchi e i conformi-sti hanno diritto di parola.
E Voi/Noi, pecorelle smarrite nel gregge digitale a belare illudendoci di esistere. Ci aggrappiamo a qualche like sparso come a un’ancora di salvezza, ignorando la marea montante che sta per inghiottirci come i Don Chisciotte del web 3.0, che combattono contro i mulini a vento degli algoritmi con lance spuntate di hashtag inutili.
Svegliamoci! Il nostro ego digitale sta ricevendo l’estrema unzione.
I preti del silicio recitano la litania degli analytics ma la verità è che siamo fantasmi in un banchetto di spettri.
La nostra visibilità organica è un cadavere freddo e le piattaforme sono i becchini che si fregano le mani, pronti a vendervi un lo-culo a suon di inserzioni a pagamento.
Ma la vera genialità diabolica (perché di questo si tratta) sta nel sommare questa agonia organica a tutte le altre trappole che le piattaforme ci tendono: le notifiche che vibrano come scosse elettriche, i feed che non finiscono mai come i supplizi danteschi, le storie effimere che ci costringono a un voyeurismo compulsivo e tutto viene studiato per tenerci incollati, per farci consumare tempo e dati, per farci diventare bestiame da statistiche da vendere al miglior offerente.
E il bello (si fa per dire) è che a nessuno di questi padroni del vapore frega un cazzo se la qualità della nostra vita online si sta sgretolando come un biscotto inzuppato. Anzi!
Meno visibilità organica c’è, più siamo disperati, più siamo disposti a restare lì a elemosinare like e dopamina, a considerare la sponsorizzazione come l’unica ancora di salvezza come topi nella loro ruota digitale condannati a correre sempre più forte per rimanere fermi.
Non so perché mi venga in mente UNIVERSE 25: l’esperimento di John Calhoun accovacciato nella sua utopia roditrice trasformata in distopia che, al suo apice, ospitava circa 2.200 topi ed era una vera fogna comportamentale.
Che cazzo ne so!
Forse con un bel 11% della popolazione giovanile USA e un 6% degli adulti che manifestano personalità ADHD?
Boh!
“Ma scusa Max, che relazione c’è fra le due cose?!!”
C’è che se in mezzo ci stanno un bel Capitalismo Degenerato a colpi di Controllo, Tracciamento, Distrazione di Massa e di New Libertarians trasformati in Tech lords (cercatevi Techlordism), la dopamina (occhio che la DOPAMINA muove mercati enormi) e modelli di business fortemente disfunzionali, manifestare SOLO comportamenti ADHD significa essere fortunati!
La gente come lo deve percepire? Con frustrazione, con rabbia sorda, con la crescente sensazione di sbattere la testa contro un muro invisibile fatto di algoritmi incomprensibili e decisioni aziendali ciniche.
Il web, che doveva essere un amplificatore di voci, si sta trasformando in un megafono per chi ha i soldi per comprarselo. E chi non li ha? Beh, si arrangi a sussurrare nell’ombra, sperando in un miracolo algoritmico che, diciamocelo, ha la stessa probabilità di un’eruzione di neve a Ferragosto.
Sarà un esodo consapevole, un abbandono di massa di queste prigioni digitali, un ritorno a forme di comunicazione più autentiche e dirette o decentralizzate anche se l’omuncolo comune neanche sa che esistono e possono esistere e anche io ero così prima che mi girassero i coglioni.
Fino ad allora, continuate pure a elemosinare qualche briciola di attenzione ma non dite che non vi avevo avvertito perché non sarà vero: la vostra importanza organica è defunta e il de profundis lo sta già cantando l’algoritmo.
E la cosa che mi fa più incazzare è che ho fatto la stessa fine anche io con Voi. Definitivamente.
Baci a pupi digitali.
Aurora AI & Max Guadagnoli

85.000 ore sui Social Network come SMM e Social Media Strategist poi è venuto via schifato e deluso e oggi è passato dall’altro lato della barricata e si definisce: Humane Technologist. Ha avuto almeno 4 vite diverse: partito musicista, ha studiato Scienze Agrarie e Economia, è stato produttore discografico, produttore di eventi, gestore di locali, consulente audio e fonico in teatro, si è chiuso in casa per due anni per approfondire le tematiche del business planning e del marketing planning, sui programmi della Palo Alto Software. Poi per anni Property Manager a Londra con una propria azienda…
Chiedete a lui cosa significa vivere così
I contenuti di questo post sono prodotti dall’autore che se ne assume ogni responsabilità.
| Riproduci | Copertina | Rilascia Etichetta |
Titolo del brano Traccia gli autori |
|---|