Il social network ideale

Il social ideale esiste, ma nessuno ha le palle per svilupparlo

7 Aprile 2021 - Distorsioni digitali
Il social network ideale
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C’è un concetto che a molti non riesce proprio a entrare in testa, ovvero il fatto che il successo sui social non si misuri guardando la quantità di like ottenuti dai post o il numero di utenti che seguono le proprie pagine, ma verificando quante persone in linea con il proprio target si è riusciti a coinvolgere. E con “coinvolgere” si intende, ad esempio, l’averle portate a compiere una determinata azione (un acquisto, una prenotazione, un’iscrizione, ecc.).

D’altronde, per capire che i like di Facebook – così come i cuori di Instagram, le stelle di Twitter e i pollicioni di LinkedIn – non hanno alcun valore basta porsi una semplice domanda: è possibile mettere “Mi piace” a un post senza averne letto il testo o aver approfondito l’immagine, il video o il link allegato?

La risposta, come sapete, è : le piattaforme social – tutte, nessuna esclusa – permettono ai propri utenti di mettere like a qualsiasi post, indipendentemente dal fatto che sia stato approfondito o meno. 

Volendo azzardare un paragone, è un po’ come se il Gambero Rosso permettesse ai propri critici enogastronomici di recensire ristoranti in cui non hanno mai mangiato. O, ancora, come se un ospedale permettesse ai propri medici di redigere referti basati su prestazioni diagnostiche mai effettuate.

Nessuna piattaforma social si cura di verificare che un utente abbia effettivamente letto quel testo, osservato quella foto, guardato quel video o cliccato su quel link. Nessuna. Tutti possono dimostrare apprezzamento per tutto. Anche per ciò che, di fatto, non hanno minimamente approfondito.

Una dinamica assurda, non vi pare?

L’algoritmo ti sfrutta, la debolezza umana ti fotte

In verità c’è qualcosa che è addirittura più assurdo di quanto appena detto: il fatto che la totale assenza di barriere e strumenti di verifica sia considerata normale, consueta, quasi scontata. Quando, invece, una mancanza del genere dovrebbe farci paura. Molta paura. Sì, perché questa illimitata libertà di interazione genera mostri e distorsioni che non solo stanno uccidendo la comunicazione, ma anche coloro cercano di sfruttare questi strumenti per trasmettere valore vero.

So che potrebbe sembrare un discorso di difficile interpretazione, ma permettetemi di chiarirlo attraverso l’illustrazione di due semplici meccaniche: una “tecnica” e una “emotiva”.

  • La meccanica “tecnica”: se metto “Mi piace” a un post che ho visto solo di sfuggita, quel like verrà interpretato dagli algoritmi come: “Hey, questo contenuto è fico!”, e quindi verrà suggerito ad altri utenti (amici, fan, follower, ecc.). Tutta gente che, a causa del mio agire in modo superficiale, troverà nella sua bacheca un post il cui valore è dubbio
  • La meccanica “emotiva”: il fatto che chiunque possa mettere “Mi piace” a un contenuto a prescindere da quanto lo abbia approfondito aumenta la possibilità che chi quel contenuto lo ha creato si illuda che lo stesso sia realmente coinvolgente. D’altronde, come potrei mai pensare che coloro che hanno messo like al mio video possano averlo guardato per soli 3 secondi? Perché dovrebbero fare una cosa del genere? Eppure, per quanto insensato, questo è ciò che facciamo la maggior parte delle volte: mettiamo like, cuori, stelle o pollici solo perché nutriamo simpatia verso l’autore, indipendentemente da quale sia la sostanza dei singoli post

Se non credete a quanto sto dicendo, provate a osservarvi dall’esterno mentre state smanettando su Facebook o Instagram. Li cliccate tutti i link contenuti nei post a cui mettete “Mi piace”? Ve li guardate per intero i video che andate a commentare?

Secondo me no. E se sostenete il contrario siete solo dei gran bugiardi.

Se una cosa non la conosci, come fa a piacerti?

Data la combinazione dei due fenomeni di cui sopra – diabolico il primo e terribilmente umano il secondo – sono giunto alla conclusione che ci sia un solo modo per migliorare la qualità dei contenuti sui social e, nel contempo, far sì che i risultati della propria comunicazione siano davvero attendibili: impedire che gli utenti possano interagire con i contenuti, a meno che prima non abbiano compiuto un’azione che ne testimoni l’effettiva fruizione.

Ecco, quindi, qualche esempio di come, a mio parere, dovrebbero funzionare le cose:

Le foto: tutte oscurate. Se uno vuole vedere una foto, deve prima cliccare sul riquadro nero, bianco o violetto da cui è coperta. Fatto questo, allora potrà apporre il suo like, commentare e fare tutto il resto

I link: impossibile mettere like, commentare o condividere i collegamenti esterni se prima non si è cliccato sugli stessi. Un po’ come sta facendo Twitter da qualche tempo con la funzione “retweet”

I testi: solo le prime 3 parole visibili a tutti. Il resto resta nascosto, ma rimane comunque espandibile attraverso il tradizionale tasto “Altro…”. Premuto quello, allora l’utente potrà fare le sue cose

– Infine, la mia categoria preferita: i video. I tasti “Like”, “Commenta” e “Condividi” non si attivano finché l’utente non ha visto almeno il 50% del filmato. Quindi o lo guarda per metà, oppure niente interazione

Cosa ne pensereste di un social così “blindato”? Lo utilizzereste mai?

Non temete: siamo troppo codardi per un social del genere

Sia chiaro, nessuna di queste contromisure certificherebbe al 100% l’effettiva fruizione di un contenuto, ma quel piccolo passaggio in più renderebbe le cose più difficile a tutti. In primis a coloro che si fermano ai titoli delle notizie e che, come noto, hanno contribuito al dilagare delle fake news.

Scommettiamo che, se le piattaforme social su cui siete attivassero sistemi di verifica del genere, otterreste circa la metà delle interazioni di oggi?

E scommettiamo che, sempre in ragione di questa ideale modifica, molte aziende e brand capirebbero finalmente qual è il reale interesse del pubblico nei loro confronti?

Io a un social così mi iscriverei anche domani, ma dubito che lo vedremo mai. Sarebbe uno spazio decisamente meno “colorato” di quelli che abbiamo oggi, ma anche molto più attendibile e utile.

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