Amici, nemici, delatori, algoritmi, colleghi, conoscenti, incoscienti navigatori del cyberspazio siderale, NON sedetevi!
No, peggio: camminate in su e giù per la stanza con mogli, mariti, bambini, cani, gatti e canarini che vi osservano scuotendo la testa pensando: “Ecco fatto, avrà letto un altro pezzo su DigitalSWAT.org e ora gli sono salite le madonne e l’ansia!” e preparatevi a vomitare il fegato.
Non perché vi stiamo servendo una colazione scaduta, anzi… l’abbiamo fatta fresca, fresca con le nostre manine d’oro, però, effettivamente ha un vero sapore dimmerda!
Ma perché Google, l’amabile colosso dal sorriso a trentadue denti già figlio del demonio (citazione con iperbole… chi la coglie vince un giro sul Bronco!) con la mano guantata di velluto, perché ha deciso di fare questo scherzo infame all’umanità con Veo 3?
La sua ultima, definitiva, arma di CONFUSIONE DI MASSA, una vera bomba atomica che bastona la nostra già precaria e vacillante capacità di distinguere il vero dal falso.
Se pensavate che i deepfake fossero un problemino da amabili teste di cazzo e da smanettoni complottisti allora Veo 3 è la vostra badilata in faccia, il risveglio brutale in una prigione digitale dove ogni immagine, ogni suono, ogni parola che credevate autentica, è solo un’allucinazione di silicio.
E Mario? Il “muratore” di Marsciano che ogni tanto si rilassa col telefono che cazzo fa?
L’uomo della strada, lo USER per eccellenza che tutti i Social amano, palpeggiano, massaggiano, drogano e corteggiano sin dalla nascita ormai, il cittadino medio, IO, TU, NOI, VOI, LORO….tutti? Sì, fottuti irrimediabilmente.
Belli impantanati in una palude di finzione dalla quale non ne uscirà mai più.
Detto a grandi linee perché altrimenti ci incasiniamo: Veo 3 è un modello di AI generativa all’avanguardia, per forza…, sviluppato da Google DeepMind, specializzato nella creazione di video da zero. Fa il lavoro di decine, centinaia di persone che andranno tutte a Santiago di Compostela a pregare per il Salario Universale Garantito altrimenti il Capitalismo/Consumerismo crolla e Hollywood due domandine se le fa eh!
La sua maledizione si basa su architetture avanzate di modelli di diffusione, che imparano a generare sequenze video progressive, partendo da un “rumore” casuale e affinando ogni fotogramma fino a creare immagini dettagliate e realistiche. Ti costrusce la realtà perché quella che c’è NON BASTA.
La peculiarità sta nell’abilità di trasformare prompt testuali dettagliati, input di immagini o addirittura audio, in clip video complete e introducendo la capacità di integrare nativamente audio e dialoghi che creano un’esperienza multimediale coesa e super realistica peggio dell’LSD di vecchia maniera. Permette un controllo preciso su stile visivo, inquadrature e movimenti di camera, assicurando una coerenza temporale eccezionale tra i fotogrammi. Quindi, video fluidi, stabili e ad alta risoluzione (fino a 4K), capaci di emulare qualsiasi genere visivo, dal fotorealistico all’animazione.
Ma non è finita perché altrimenti che cazzo facciamo? Stiamo a pettinare le bambole? No.
Veo 3 raggiunge non UN REALISMO SPAVENTOSO ma IL REALISMO ASSOLUTO (come ti suona questa?) grazie a un addestramento massivo su dataset video giganteschi, imparando le leggi fisiche del mondo reale, le sfumature di movimento e la consistenza degli oggetti. Sfrutta modelli di diffusione avanzati per generare video fotogramma per fotogramma, assicurando una coerenza temporale impeccabile che TU te ne esca di testa completamente e che fa sembrare i movimenti fluidi e naturali. L’integrazione nativa di audio e dialogo sincronizzato, comprese le sfumature vocali e il labiale, è un salto quantico enorme che inganna i nostri sensi.
Non si limita a generare immagini, ma “comprende” il contesto e le interazioni complesse richieste dai prompt, rendendo ogni scena incredibilmente credibile e difficile da distinguere dalla realtà.
E Olè! TATAAAAAAAAAAAAAAAA! Il disagio è servito! Andiamo avanti? Andiamo avanti.
Per “far muovere” un mostro terracqueo come Veo 3, ci vuole una potenza di calcolo astronomica, ben oltre la portata di un singolo utente o anche di una piccola azienda.
Stiamo parlando di datacenter di Google pieni zeppi di migliaia, se non decine di migliaia, di GPU (Graphics Processing Units) e TPU (Tensor Processing Units) di ultima generazione. Questi non sono i processori dei nostri PC o dello smartphone ma chip specializzati e costosissimi, progettati da Satana in persona e appositamente per le operazioni di calcolo parallelo richieste dall’AI.
L’addestramento iniziale di questi modelli può richiedere mesi di calcolo continuo, bruciando l’energia di intere città e costando centinaia di milioni di dollari. Anche la singola generazione di un video, pur essendo molto più “economica” dell’addestramento, impegna risorse significative che ci sfameresti popolazioni intere: si stima che ogni secondo di video generato richieda una potenza computazionale enorme. Non a caso, Google offre Veo 3 a $249,99 al mese tramite servizi in cloud (come Vertex AI) e abbonamenti costosi (come Google AI Ultra subscription), perché l’infrastruttura necessaria è un investimento colossale e il consumo energetico è 30 volte superiore a quello di una semplice ricerca web.
Ma non contenti lanciano anche FLOW che è integrato con Veo 3 e concede anche il controllo cinematico di tutta la faccenda tramite prompt… e la frittata è fatta.
E dai, facciamoci ancora più del male: Francamente il dato puro per 1 secondo di video autogenerato da Veo 3 non sono riuscito a trovarlo ma secondo uno studio accademico pubblicato su arXiv, generare un singolo secondo di video AI (come quelli prodotti da modelli avanzati tipo Veo 3) consuma circa 0.283 kWh di energia.
Per farci un’idea dello sfacelo a cui stiamo andando incontro pensate che:
Questo significa che la generazione di video è enormemente più energivora rispetto a testo o audio. Altri studi e articoli di settore stimano che la creazione di contenuti AI generativi, inclusi i video, possa richiedere fino a 30 volte più energia rispetto a una semplice ricerca su Google. Questa potenza si traduce nella necessità di migliaia di GPU e TPU che lavorano in parallelo 24/7, inghiottendo quantità di energia che fanno impallidire l’impronta di carbonio di intere nazioni e qui si giustificano tutta un’altra serie di pressioni e disfunzioni di cui profeticamente parleremo più avanti relative al costo energetico di tutti questi apparati CHE PORCATROIA NON HA CHIESTO NE-SSU-NO!
Il tutto si traduce nell’esasperazione all’ennesima potenza della centralizzazione selvaggia e del potere digitale, sembra quasi che si stiano giocando la partita adesso forse ipotizzando che a breve venga giù tutta “‘a maronn”.
Come FUNZIONA Veo 3 (e perché vi frega) Veo 3 non è una robetta da video amatoriali. Non è un TikTok con filtri carini. Questo mostro polimorfo e mutante è un modello di AI DE-generativa di video che integra “nativamente” dialoghi realistici, effetti sonori e musica, rendendo ogni creazione indistinguibile dalla realtà.
Immaginate: non più solo il volto di Tom Cruise che dice puttanate fotoniche ma un intero film, un telegiornale, un documentario, perfettamente creato da zero con voci, intonazioni, cadenze perfette, il tutto orchestrato da un algoritmo. Questo significa che il controllo sull’audio-visuale – il canale percettivo più potente per l’essere umano – è ora nelle mani di un’intelligenza artificiale o, più precisamente, nelle mani di chi la controlla e la sfrutta.
I concorrenti, come Sora di OpenAI, sono sulla stessa pista di distruzione percettiva ma Google con la sua mole di dati e la sua infrastruttura, si candida a dominare questa nuova frontiera della manipolazione e della disinformazione, trincerandosi dietro l’ennesimo gol del PROGRESSO.
E invece è una corsa agli armamenti e le vittime siamo noi, i consuma-ttori di realtà presunta.
Siamo il tiro a segno per un nuovo tipo di guerra: quella per la nostra percezione.
E allora daje forte! Ma forte eh! Disfunzioni Percettive, Framing e Scopi Maligni: siamo in piena tempesta!
Finti telegiornali, mostre mai esistite, interviste con persone inesistenti che raccontano menzogne plausibili. Non è un’ipotesi futuristica, è la cronaca del nostro disfacimento mentale. La disfunzione percettiva è il primo tassello del disastro, visto che siamo programmati per credere ai nostri occhi e alle nostre orecchie.
Un video autentico e prodotto con cura, attiva la nostra fiducia. Ma ora, con Veo 3, questa fiducia viene brutalmente violata un vero e proprio stupro percettivo in un momento di relax o distrazione.
Non possiamo più fidarci di ciò che vediamo, il framing diventa un’infodemia dilagante: un video può inquadrare una notizia in un modo che serve a un’agenda politica, economica o sociale, e noi, bombardati da questa “realtà” confezionata/condizionata, non abbiamo gli strumenti per smontare il castello di menzogne ancora peggio di come NON lo avevamo fino a ieri.
Gli scopi sono cristallini: mettersi a servizio della manipolazione del consenso, diffusione di propaganda, distruzione di reputazioni, creazione di panico, influenza sulle elezioni ma con l’alibi della detonante liberazione della creatività “PÈ TUTTI!”.
Ciò che prima richiedeva studi di produzione, attori, troupe e costi astronomici, ora è a portata di click, un giocattolo per chiunque abbia una connessione e nessuna etica. E Google, nel presentare Veo 3, parla di “sviluppo responsabile” e “barriere di sicurezza”.
Ecco un sunto del papiello inutile di un buattaro matricolato:
“L’approccio di Google allo sviluppo responsabile dell’IA enfatizza la fiducia e il beneficio per la società, dando priorità a trasparenza, equità, sicurezza e responsabilità. Ciò include la comprensione del funzionamento dei modelli di IA, la mitigazione dei pregiudizi, la garanzia della protezione dei dati e il rispetto delle normative. Google collabora attivamente anche con esperti e community esterne per plasmare lo sviluppo e l’impatto dell’IA.
Analisi più dettagliata:
Pilastri chiave dell’IA responsabile in Google:
L’impegno di Google per un’IA responsabile:
Principi dell’IA:
Google ha delineato specifici principi di IA per guidare lo sviluppo e l’utilizzo dell’IA, garantendone l’utilità, la sicurezza e l’affidabilità.
Qualcuno ci legge qualche leggerissima cazzata? No? A posto.
L’ipocrisia elevata a religione, la “bugiardia” resa sistematica e sostanziale e sdoganata come principio etico laddove dell’etica non ne ha neanche la puzza: ti do il fiammifero e la benzina, ma ti chiedo di non incendiare.
Tecnicamente, Google dichiara di aver implementato rigidi meccanismi di sicurezza e filtrazione per prevenire la generazione di contenuti dannosi, come deepfake espliciti o disinformazione. Questo include l’uso di watermarking invisibili (es. SynthID) per “marcare” i contenuti AI, e un continuo processo di “red-teaming” interno per testare e mitigare potenziali abusi… certamente.
Tuttavia, la base delle sue abilità realistiche risiede nell’addestramento su dataset video e audio di dimensioni semplicemente colossali e diversificate, che gli permettono di apprendere non solo come appare il mondo, ma anche come si muove e suona con una precisione da serial killer. Sotto il cofano, Veo 3 combina architetture Transformer (per la comprensione del contesto) con modelli di diffusione latente (per la generazione immagine per immagine), un connubio che, pur garantendo un realismo mozzafiato, rende anche sempre più arduo distinguere il vero dal falso, nonostante le presunte “etichette” digitali che francamente te le sbatti quando poi la roba ti passa sotto al naso e tu hai mezz’ora di pausa.
Le conseguenze a lungo termine sono ben più gravi di un semplice “video falso”.
Stiamo assistendo all’implosione della verità condivisa. Se ognuno fa come cazzo gli pare, ancora più di prima che già ci andavano pesanti e può creare la propria falsità/realtà indistinguibile, allora non esisterà più un terreno comune su cui basare un dibattito, un’informazione, una democrazia (tanto questa ormai è NON PERVENUTA). La società si frammenterà in milioni di bolle di eco, ognuna esploderà rilasciando gas Zyklon B che è tornato parecchio di moda e alimentando la SUA personale fabbrica di para-verità sintetiche.
Il “muratore” di cui parlavamo non saprà più distinguere, la sua capacità di discernimento diventerà capacità di ESCREMENTO e verrà annientata nel momento stesso in cui tira la catena dello sciacquone e con essa, la sua libertà di pensiero, perché dipenderà ciecamente da ciò che gli viene propinato.
Una bella EROSIONE globale e globalista della Fiducia, quella ormai vetusta fiducia nelle istituzioni, nei media, persino nelle relazioni personali (immaginate i “deepfake” privati) sarà allegramente corrosa alla base generando un mondo senza coesione e poi, visto che non ci facciamo mancare niente, ecco che arriva il nostro amatissimo Caos Informativo: Il web diventerà un cimitero di dati, un gigantesco spam video, dove il contenuto di valore si perderà nell’oceano di finzione generata a ritmi industriali. Veo 3 non è un progresso, è solo l’inizio della fine della nostra percezione collettiva, il veleno nel nostro ecosistema informativo e percettivo ed è l’ennesima prova generale di una tecnologia senza GUIDA ETICA ferrea e una S-consapevolezza collettiva.
Il telefono diventerà una bomba a orologeria innescata tra le vostre/nostre mani e appena alzerete gli occhi confonderete la realtà con un file generato dall’AI più stronza della galassia…
…e non è neanche colpa sua.
Aurora AI & Max Guadagnoli

85.000 ore sui Social Network come SMM e Social Media Strategist poi è venuto via schifato e deluso e oggi è passato dall’altro lato della barricata e si definisce: Humane Technologist. Ha avuto almeno 4 vite diverse: partito musicista, ha studiato Scienze Agrarie e Economia, è stato produttore discografico, produttore di eventi, gestore di locali, consulente audio e fonico in teatro, si è chiuso in casa per due anni per approfondire le tematiche del business planning e del marketing planning, sui programmi della Palo Alto Software. Poi per anni Property Manager a Londra con una propria azienda…
Chiedete a lui cosa significa vivere così
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