La piattaforma è semplice, il social-e è difficile!

24 Giugno 2021 - Cultura e vita digitale
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Per chi è nato nell’era dei “muretti“, è semplice capire perchè del digitale non abbiamo ancora capito nulla (o quasi) perchè tutti sanno che far parte di un gruppo di 10/20/30 amici, era un lavoro incredibile che richiedeva skills di vario tipo.

  • Bisognava organizzare i calendari per le feste.
  • Bisognava fare economia per i regali e le vacanze o le uscite in pizzeria/discoteca.
  • Bisognava essere bravi team-member creando strategie comunicative con tutti.
  • Bisognava essere HR scaltri, se si portava qualcuno di nuovo all’interno del cerchio.

Cosa c’era di diverso, rispetto al digitale?
Ci si confrontava a viso aperto, a volte sbagliando, altre vincendo, ma sempre “imparando” e “crescendo” insieme.

Quindi la grande differenza con le piattaforme (che non hanno colpa) è la nostra carica di EGO, che portiamo in un mondo dal facile “nascondino“.

Perchè l’ego si prende tutto questo spazio? Perchè raggiunge picchi così estremi, portando persone insospettabili a diventare haters professionisti?

La mancanza di confronto, la mancanza di dialogo, la mancanza di capacità di espressione emotiva (intelligenza emotiva) la mancanza di critica (costruttiva) e mancanza di codice (tutti parliamo la stessa lingua, ma il codice di comunicazione delle piattaforme social è diverso, e si avvale di tante cose tra le quali una chiamata Netiquette).

Il cellulare, il pc, il tablet, diventano mezzi di dominio per menti poco colorate.

Il continuo mediocrizzare attraverso mancanza di investimenti in ambiti come la scuola e la consapevolezza tecnologica/digitale, dona agli utenti le frustrazioni espressive che si concretizzano in odio ed utilizzo di piattaforme tecnologicamente meravigliose, per azioni egoistiche e senza futuro.

La semplicistica visione della vita digitale “ruba tempo” prezioso che non torna, tempo che viene sottratto allo studio, alla comprensione, allo scambio, e nei momenti più bui può diventare problema, come quello degli Hikikomori, persone che in ogni momento della storia son state presenti nella vita sociale, ma che oggi, grazie (purtroppo) alla rete, possono generare sacche di annullamento sociale.

Il Tempo, tesoro “unico” e prezioso lo stiamo regalando al silicio, come abbiamo fatto per secoli con il potere e la ricchezza economica, tralasciando la natura e benessere personale, e questo ci sta rendendo spettatori inconcludenti di questa vita, che prima almeno percepivamo nei nostri occhi, nelle nostre bocche e qualcuno tra le proprie mani.

Ad una consulenza oggi è prioritario raccontare e sviluppare strategie basate sul benessere della persona, siano esse CEOs o Clienti, perchè la “raccolta agricola” di consensi, like, e followers fittizi, sta provocando un’unica cosa; Vuoti digitali e personali che se non si vedono è solo per il buio intenso del quale son costruiti. Un vuoto cosmico che oscura la bellezza del mondo digitale ed i suoi mille sviluppi.

Il tempo, la pausa, l’ascolto, il silenzio, armi di crescita di massa, di innovazione sociale dopo secoli di estroversione impazzita utilizzata per l’EGO di persone sole nell’affollamento stellare di un universo pieno di impulsi elettrici, così uguali al cervello umano che è fonte di meraviglia continua, fonte di magia e di immenso, magnificamente utilizzato, per il selfie del giorno.

Max Spera

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Ph: Nijwam Swargiary

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