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È un’opinione, giusto?

6 Maggio 2021 - Cultura e vita digitale

[Reading Time: 5 minutes]

Non è giusto, etico, e non è bello negare ad una persona il suo diritto di esprimere un’opinione! Giusto!… Sicuro?

Ed è giusto rubare tempo e fede alle persone in cerca di informazioni? Dov’è il diritto delle persone ad avere un’informazione vera, rispettosa, chiara, semplice, diretta?

Può una bomba che interrompe delle vite, diventare un:

  • “incidente”?
  • “errore”?
  • azione per “ristabilire la pace”?

Forse è ora di decidere di ritornare ad essere “umani” o quantomeno lasciare a chi vuole esserlo, questo diritto, senza dover “dialogare” con menti mediocri che non riescono a trovare un equilibrio interno tra la paura di morire, e il vuoto del “senso” della vita.

 

Tempo
Cerco una notizia, un consiglio, un perchè che possa “aiutare” e mi ritrovo in chilometri di parole che cercano di farmi stare il più possibile sulla pagina, così da creare retention, engagement e salire nel ranking monetizzando il piano marketing… Lo so, sembra una canzone trap, ed infatti tutto questo è diventato una TRAPpola per chi lavora nella comunicazione (ma non ne ha alba) e per chi la subisce.

Ci rubano tempo per creare contenuti spazzatura, e ci rubano tempo dandoci informazioni distorte rispetto a quello che dovrebbe essere il digitale: un servizio sociale in grado di migliorare la vita di tutti noi.

Insomma dovrebbe essere un investimento di tempo per migliorarsi, e invece spesso è una perdita di tempo.

 

Fede
Io mi “fido” di te! Questo è quello che una persona dice quando cerca una soluzione o un perchè, e questo noi andiamo ad intaccare ogni volta che pensiamo al ranking invece del, “loving”.

La fiducia è molto probabilmente il KPI più importante all’interno della comunicazione, e quando la tradiamo stiamo letteralmente tagliando il tronco che sostiene rami, foglie, fiori e frutti. Ogni volta che l’interesse personale, l’ego, prendono in mano la penna, la tastiera, la visione, non si costruisce più la trama di uno storytelling, ma la brama di un potere effimero.

Quanto è etico scrivere articoli e sviluppare contenuti con il solo scopo di scalare posizioni googoliane, o peggio, per esserci?

Qualcuno potrebbe dire che in qualche modo bisogna monetizzare, bene, allora se lottate ogni giorno per creare il contenuto figo, o la startup che rivoluzionerà il mondo, lasciate perdere, perchè chi ha davvero il suo lavoro tra le mani e negli occhi, non fatica.

 

La verità
I primi a dire NO ad un contenuto inutile dovremmo essere noi che lavoriamo in questo mondo, tutelando il benessere del web, dei Brand Guardians in grado di difendere “la rete”, un pò come i White Hats.

Quando ero piccolo, son passato dal guardare non è la rai al boom delle Veline, fino al fenomeno di saranno famosi (poi amici). Il filo conduttore era che molti, volevano andare lì, per far parte di quel mondo. Poi, capitava di guardare i provini e ti rendevi conto che il 99% era illusione.

Oggi stiamo scegliendo il nostro lavoro prendendo come metro di misura il wow factor del momento (tutti guru grazie ad una barbona ((barba folta)), tutti smart con il certificato del guru… ecc.) quando invece dovremmo basarci sulle nostre capacità (tutti abbiamo delle meraviglie interne) solo che non è facile farci i conti, ci vuole empatia (verso noi stessi) ed è un lavoro durissimo.

 

Attenti alla telecamera
Siamo talmente assuefatti dalla finta realtà che accettiamo contenuti palesemente falsi pur di non dover mettere in discussione la nostra percezione della realtà digitale. Spesso accettiamo quello che vediamo senza chiederci: “come mai c’è una telecamera” (e a volte anche una regia) a riprendere il tutto, proprio in quel preciso istante?

Facciamo attenzione all’essenziale, al fatto che i nostri occhi non sono l’obiettivo che riprende, ma lo strumento in grado di fare la differenza tra vero e presa in giro.

Attenti alla telecamera!

 

Benessere
Cosa è davvero il benessere personale, e per il nostro brand?

  • Sono le foto degli influencers sulle finte vette delle montagne?
  • Quelle dei CEO dentro aerei privati (quasi mai in volo)?
  • Lavorare 12 ore al giorno è benessere?
  • Prendere in giro persone che cercano risposte è benessere?
  • Avere un copione da imparare, invece di una propria identità?
  • O forse benessere e ricchezza sono, il trovare un equilibrio economico in grado di apportare bellezza e tempo alla nostra famiglia?

 

Fabio de Notariis

  • Sono alla continua ricerca (forse mi sbaglio) dell’equilibrio, di rimuovere azioni e persone “dannose” dalla mia vita per cercare di vivere bene tra produttività (lavoro) e tempo libero (vita privata). A volte riesco nel mio intento, a volte mi sento schiacciato dalle mie stesse armi. Siamo esseri umani, dotati di sentimenti e non di circuiti: abbiamo sensazioni variabili, umore incostante, siamo perennemente insoddisfatti. La routine, la produttività assoluta, la ricerca spasmodica di diventare delle macchine perfette non ci appartengono. Bisogna staccare ogni tanto la spina, ricollegarsi con la natura, tornare alle origini. Non serve inquinare il mondo di dati inutili fotografando, documentando o commentando ogni singola azione della nostra vita. E chi riesce a disfarsi della curiosità di sbirciare costantemente i “[email protected]##%” altrui ha già vinto tutto. Un risparmio per le nostre coscienze e per l’intero pianeta.

 

Gabriele Gobbo

  • Proprio in questi giorni in Italia abbiamo scoperto che è “scoppiato il caso Biancaneve” e tutti i quotidiani, dai primi della lista agli ultimi super local, gridano allo scandalo del bacio del principe dato senza consenso ad una donna dormiente. Come dicono i giornalai nostrani “il popolo del web insorge” e “la gente dei social si scatena”. Fin qui sembra tutto normale, anche se non dovrebbe. Ma dove sta la gabola all’italiana? Dove sta il momenti in cui Totò vende la fontana di Trevi agli ammerigani? Semplice, la notizia non esiste, o meglio, esiste ma è così infinitamente microscopica che nessuno nel mondo sa che esiste (almeno finora). La stampa italiana è così: all’estero uno qualsiasi dice una stupidaggine ininfluente e in Italia parte il caso del secolo. Con giornali che copiano giornali, che copiano altri giornali, per non restare indietro. Il problema è che la notizia non esiste. Tutto questo perché per fare quattro click in più il gonfiaggio, l’esagerazione e la spettacolarizzazione di fatti microscopici è lo standard giornalistico del belpaese, che crea notizie là dove non ci sono, campate per aria basate su frasi di un [email protected]##%davelletri qualsiasi comparse da qualche parte e sfortunatamente passate sotto gli occhi forse di qualche stagista fuori orario.

 

Quindi
Hai diritto d’espressione sul tuo (se hai un blog) account personale, ma sulle pagine “pubbliche” mettiamo il buonismo da parte ed iniziamo a “pretendere” contenuti all’altezza dei mezzi meravigliosi che dirigono il digitale: la rete, e la mente umana.

Facciamo in modo di essere sui social, non di esserci.

Testi lunghi e ripetitivi per non far andar via il lettore, errori di battitura lasciati lì a dare un tocco di noir, strafalcioni in altre lingue che non hanno senso umano. Un brodo mediocre che fa male proprio ad internet. Basta!

L’ AI forse aiuterà nel prossimo futuro ad “eliminare” contenuti non validi per i bisogni del “cliente“, forse ci avviciniamo finalmente al momento in cui la parola chiave diventa “essenziale“, dove “human is king“. Ma non dimenticate che per fermare l’AI, la Rete, il Digitale, basta staccare una spina o scaricare una batteria, mentre per la mente umana, l’unica via di fuga, l’unica salvezza è la cultura, capace di creare benessere ed economia quando smette di dire Io ed inizia a dire, Noi, passione, vita, amore.

 

Max

 

P.S.
Mi raccomando, voi 3 che mi leggete, quando trovate un testo con errori e bubboni grammaticali, lasciate un bel messaggio con scritto: “Esiste il tasto Modifica“, grazie.

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